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22/07/2007
 
Miei carissimi...vi avevamo lasciato mentre eravamo sospesi tra le nuvole a bassa quota e i fumi allucinogeni dei funghetti di San Jose...da li' ci siamo spostati verso il mare e gli abeti e i pini si sono trasformati nella spettacolare vegetazione tropicale con annessi gli inevitabili 45 gradi di temperatura...Abbiamo viaggiato in un Vanette guidato da uno psicopatico dal labbro leporino che faceva la gara con chi malauguratamente lo incontrava sulla sua strada e mentre noi combattevamo con nausea e delirio gli altri passeggeri cien por cien messicani dormivano come angioletti...tre ore che non dimenticheremo facilmente...appena scesi a Potchutla abbiamo preso un colectivos che ci ha portato sino a El Mazunte..e' stato il nostro primo viaggio in cascione con un vento che sembrava un phon sparato sulla faccia. Mazunte si e' rivelato un vero e proprio paradiso di pace e tranquillita'. Abbiamo affittato per pochi pesosda un'anziana signora (la mitica signora Chepa) una cabana assolutamente rustica e per questo assolutamente affascinante. Fuori la nostra amaca ha cullato le tranquille notti nel pueblito e dentro avevamo il letto avvolto dalla essenziale mosquitera cosi' che sembravamo quasi principi col letto a baldacchino. Ovviamente, per il gran caldo, a Mazunte tutti vanno lenti lenti (e scalzi!!) e tutto sembra sospeso in una nebbia gialla che piu' gialla non si puo'. Li' le nostre giornate scorrevano tranquille tra il mare e la sera sull'amaca. Questa e' la Costa del Pacifico e il mare e' immenso, di un blu intenso ed estremamente pericoloso. Dal niente spuntano fuori delle onde giganti che, se non ti butti sotto in tempo, ti trascinano, sballottano e rivoltano da capo a piedi finche' non riemergi praticamente senza piu' il costume da bagno e stremata sul bagnasciuga. Mazunte e' famoso per essere uno dei centri piu' importanti per la protezione e il ripopolamento delle tartarughe marine, cosi' appena scendi in spiaggia ti propongono varie escursioni con i pescatori locali per portarti a nuotare con questi esseri meravigliosi. Ovviamente abbiamo prenotato l'escursione per il giorno dopo e la mattina alle nove, appena arrivati in spiaggia, ci ha accolto un meraviglioso squalo morto appena pescato. Io credo di aver attraversato svariati minuti di panico all'idea di partire in lancia al largo dell'Oceano con questo essere mostruoso poggiato sulla sabbia, ma Jose, il pescatore, mi ha simpaticamente tranquillizzato dicendomi che si sarebbero tuffati a controllare e che eventualmente, se ci fossero stati gli squali, si sarebbe fatto mangiare lui. Cosi' siamo partiti e, appena arrivati al largo, abbiamo subito avvistato le prime tartarughe e tantissimi delfini e il cuore ci ha fatto a tutti bum perche' stare in mezzo al mare blu e vedere queste creature meravigliose che sembra quasi ti salutino con la zampetta e' un'emozione che non dimenticheremo. Alla fine, con grande abilita' e con l'esperienza della gente di mare, Jose si e' tuffato e ne ha acchiappato una per farci nuotare un po' con lei per poi liberarla e renderla a quell'immenso mareblu. Siamo stati a Mazunte per quattro giorni e abbiamo goduto della spiaggia incontaminata, del baretto sulla spiaggia di una coppia di simpaticissimi argentini, delle birre fresche dentro la bacinella piena di ghiaccio e delle notti meravigliosamente piene di stelle. Quando siamo andati via e abbiamo salutato la signora Chepa e guardato la nostra cabanita diventare sempre piu' piccola, un po' ci si e' stretto il cuore ma, come dice sempre un mio caro amico, qui la vera meta e' partire e dunque... Da Mazunte ci siamo spostati in bus verso la baia di Huatulco, fantastica per le sue spiagge ma orribile per il suo essere terribilmente turistica e pensata per i turisti. Li' ci ha abbordato una specie di marpione, che piu' che messicano sembrava napoletano, assolutamente viscido e fastidioso. Ci ha consigliato una posada effettivamente a basso prezzo, ma credo che nella stanza ci fossero almeno e senza scherzi 50 gradi. Abbiamo deciso quindi di visitare la spiaggia con la barriera corallina, che e' l'unica cosa che vale davvero li', e di partire il giorno dopo. La spiaggia era pienissima di gente di tutto il mondo con una miriade di ristoranti e baretti a distruggerne tutto il fascino che sicuramente aveva prima di questo scempio, ma la barriera e' davvero meravigliosa e popolata di pesci di tutte le taglie e di tutti i colori che nuotano tranquilli tra i coralli bianchi e rossi. Una volta tornati in albergo stavamo per fare la valigia e partire, quando, maledettamente la mitica vendetta di Montezuma si e' abbattuta su di noi, il che significa che ci siamo intossicati con qualcosa di alimentare (credo i gamberoni di Mazunte) e abbiamo passato circa una settimana in bagno con dolori abbastanza pesanti a pancia e stomaco...Ottavio, quella notte, e' finito alla Croce Rossa dove gli hanno prescritto un monton di medicine e regole da rispettare rispetto all'igiene dei piatti e ai cibi da mangiare (in sostanza solo riso e verdura cotta)...io, al di la' del dispiacere e dello spavento che mi sono presa per lui, ero convinta di essermela scampata fino a quando sono iniziati i primi dolorini e le prime volate in bagno e li' ho capito che non ero affatto in salvo come credevo... Comumque, per farla breve, abbiamo trascorso una notte e un giorno in piu' nella simpatica camera-forno della Posada Primavera e poi, appena Ottavio e' stato meglio e io ancora non stavo peggio, abbiamo fatto dieci ora di bus di notte (senza bagno!!!) fino al Chiapas. Arrivare in questo Stato e, precisamente a San Cristobal de Las Casas, credo sia un'esperienza quasi mistica... Qui, gli indigeni riempiono le strade di colori ed odori e tutto sembra cosi' pieno di storia e di sentimento e di emozioni che inevitabilmente ti colpisce il cuore e ti conquista. Li' abbiamo trovato un ostello davvero intimo e familiare, pieno di gente simpatica e di ogni parte del mondo con cui abbiamo condiviso la nostra settimana in questa citta' meravigliosa. Le nostre giornate a San Cristobal sono trascorse tra i tiangui, i mercati degli indigeni, pieni di tutto un po' (dal cibo alla roba alle maschere alle coperte coloratissime e chi piu' ne ha piu' ne metta), le strade di pietra e il Zocalo, la piazza principale dove la chiesa gialla giallissima si illumina per regalarti incanto all'ora del tramonto. Con una coppia di francesi e un professore di matematica rumeno siamo andati ai due piccoli puebliti vicini a San Cristobal ed entrambi, per diversi motivi, pieni di magia e atmosfera. Il primo, San Juan Chamula, e' abitato da una popolazione che rifiuta la religione cattolica (tranne San Juan, appunto) e che, da tanti anni ormai, ha scacciato dalla chiesa il prete, cui e' permesso entrarci solo un giorno all'anno per battezzare i nuovi nati, e all'interno delle chiesetta bianca e verde tutta dipinta con farfalle coloratissime officia riti e preghiere maya. Purtroppo non abbiamo potuto fare foto ne' agli abitanti di San Juan, perche' loro sono convinti che con le fotografie stia rubando la loro anima, ne' assolutamente all'interno della chiesa che meritava davvero. Immaginate una piccola chiesetta, con ai lati per tutte le pareti le statue di vari santi cattolici e con il pavimento ricoperto di aghi di pino e di centinaia e centinaia di candele accese...gli indigeni pregano continuamente davanti alle candele e continuamente le riaccendono quando si spengono, recitando nenie ancestrali (in dialetto Maya, che e' quello che loro abitualmente e quotidianamente utilizzano) e bevendo litri di Coca-Cola o altre bibite gassate che oggi hanno tristemente sostituito il posh (la bevanda sacra) e che hanno la funzione di farli ruttare (perdonate la franchezza) cosi' da espellere dal corpo tutte le energie negative...davvero affascinante...Dopo San Juan siamo andati a Zinancatlan, altro piccolo pueblito famoso per i suoi fiori che inviano a tutte le parti del mondo e per i meravigliosi scialli che le donne tessono, ricamano e indossano ogni giorno. Arrivati li', dopo un buon pranzetto messicano, abbiamo seguito una bimba di circa 8-9 anni, Caterina, fino alla sua casa per vedere i lavori di tessitura e ricamo della sua mamma. La casa, se cosi' si puo' chiamare, era davvero poverissima e li' tutta la famiglia si e' divertita moltissimo a vestirmi e farmi indossare l'intero costume tipico del paese...le foto parlano da sole e ve le mostreremo al nostro ritorno...Abbiamo trascorso ancora qualche giorno a San Cristobal, dove ci siamo incantati davanti alle meraviglie del Museo Na Bolom, antica casa di una coppia di svizzeri che hanno speso la loro vita a studiare gli indios della Selva Lacandona, lui come archeologo e lei come antropologa e fotografa...merita di essere menzionato anche il Museo della Medicina Maya, con l'esposizione nell'orto delle piante curative e la spiegazione degli antichi riti di cura praticati ancora oggi dagli sciamani...sono quattro le principali categorie di medici maya: l'ascoltatore del polso (che sentendo il battito stabilisce di quale malattia o "malocchio" soffri e prescrive i relativi rimedi), colui che prega sulle montagne sacre (in caso di crisi economica o disastri naturali), colei che fa nascere i bambini e l'erborista, con tutto il suo sapere su piante e rimedi naturali. Anche abbandonare San Cristobal ci ha fatto stringere il cuore, sia per la magia e l'incanto del posto sia per i simpatici ragazzi messicani dell'ostello con cui davvero ci siamo divertiti tanto (e a me anche per le pannocchie del Mercado Municipal fatte arrosto dalla mia india preferita!). Da li', con altre tredici ore di bus, siamo arrivati nello Stato di Campeche e nella citta' di Campeche, dove sembra di passeggiare in un quadro dipinto ad acquarello. Tutte le case sono colorate sui toni pastello e ovunque trovi riferimento ai pirati che, nel periodo di massimo splendore di questa piccola cittadina circondata dal mare, si divertivano ad assaltarla e saccheggiarla. Qui siamo rimasti solo una notte e siamo subito ripartiti alla volta di Merida, da dove ora vi scrivo. Questa citta' sta nello Stato dello Yucatan ed e' un punto strategico da cui partire per visitare tutti i dintorni, che spaziano dai siti archeologici Maya, al mare, alle riserve naturali. Siamo qui da quattro giorni, in un ostello tutto blu e arancio, e ci stiamo godendo tutta la vitalita' e l'allegria del luogo. Ogni notte le strade si riempiono di musica e luci e le nostre gole di birra fresca alla Casa de Todos, una sorta di centro sociale cien por cien messicano pieno di giovani assetati di vita e con la musica nel sangue...e' incredibile i suoni che tirano fuori da due chitarre e non so quanti strumenti a percussione e quanto sono "attaccati" alla loro musica tradizionale e alle loro canzoni che trasudano storia ed emozioni...li' abbiamo conosciuto Don Pedro, strampalato personaggio sessantenne che ogni notte si emborracia (ossia si ubriaca) col suo immancabile trago (vodka e succo di arancia o toron) e le sue altrettanto immancabili e puzzolentissime sigarette senza filtro. Ogni storia che racconta e' un viaggio, da quando faceva la bella vita col suo amico italiano clonando carte di credito al figlio che sta in carcere per omicidio alle belle mujeres con cui trascorre i suoi anni a come imbroglia i gringos vendendo l'artigianato locale a quando stava con una nera che non faceva altro che farsi di crack e bere rum fino ai suoi desideri di concludere la sua vita viaggiando per l'Europa e alle infinite domande che ci fa riguardo i costi e le usanze europee...ogni sua affermazione e ogni nostra risposta e' accompagnata dal suo classico intercalare "buena honda, buena honda"... Durante il giorno, qui, giriamo per la citta' mentre ieri siamo stati con una mezzo piattola tedesca a Cuzama' per visitare e farci il bagno nei tre fantastici cenotes, pozze di acqua dolce azzurra turchese come una piscina sotto terra, considerate sacre dai Maya che li' dentro lanciavano oggetti votivi preziosissimi che gli archeologi hanno piano piano recuperato nel corso degli anni. Appena arrivati nella piazza, un taxi bicicletta ti porta fino all'ingresso dell'hacienda dove stanno i tre cenotes e da l' un carretto che va su rotaie trainato da cavallini piccoli come i nostri della Giara ti lascia all'entrata delle tre meravigliose "pozze"...Non saprei come descrivervi la bellezza di questa passeggiata nel sentierino scavato tra la giungla e la sorpresa nello scendere le prime scale per il primo cenote...ti trovi davanti una grande piscina naturale dentro una grotta piena di stalattiti e di radici di alberi e illuminata dai raggi del sole che penetrano dai buchi in alto e li' trovi pace rispetto al caldo mostruoso che fa fuori bagnandoti in quest'acqua limpidissima e immergendoti in un'atmosfera incredibile...davvero un'emozione da ricordare per la vita... Domani credo partiremo da qui per Chichen-Itza', uno dei piu' grandi siti archeologici Maya, e da li' verso sera andremo a Cancun per prendere la barca che ci portera' a Isla Mujeres...presto vi aggiornero' ancora e prometto con maggiore costanza...ci mancate tanto ma tanto e vi pensiamo sempre...fatemi sapere come state...un abbraccio dal profondo del corazon...Be' e Otta
postato da bennie | 02:34 | commenti (1)
 

5 luglio 2007

Dopo circa una settimana a Ciudad del Mexico, quando ormai ci stavamo quasi abituando ai 2400 metri sopra il livello del mare e allo smog che ha sostituito l’ossigeno nonche’ alla cucina e alle immense e fantastiche distanze, siamo scesi verso Sud con destinazione OAXACA, citta’ coloniale meravigliosa, con circa 800000 abitanti (nulla in confronto ai 25 milioni di Ciudad de Mexico)

…vorrei saper dipingere e conoscere tutte le sfumature per descrivervi al meglio i colori che riempiono tutta questa citta’

…e’ un esplodere di azzurri gialli blu verdi e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…ovunque ti giri c’e’ di che fare indigestione dell’intera tavolozza dei pittori…il cielo qui e’ azzurro con nuvole che sembrano enormi cuscinoni di panna montata.

Da circa un anno, ma soprattutto in questi ultimi mesi, Oaxaca è al centro di una grande protesta popolare contro la legge (valida per tutto il Messico) sull’istruzione che ha aumentato a 70 anni l’eta’ della pensione e abbassato i salari gia’ bassi di loro.

Oaxaca e’ diventata un po’ il centro di questa grande manifestazione di dissenso popolare che chiede al governo maggiori diritti, scuole adeguate e vicine ai piccoli paesi (alcuni bambini escono alle 5 del mattino per essere a scuola alle otto e mezzo), acqua potabile, corrente elettrica

…il Zocalo (ossia la piazza della citta’) e’ piena di manifestanti e banchetti con le tv che mostrano le immagini della manifestazione del 14 giugno dove la polizia (notoriamente violenta in Messico) ha arrestato 143 manifestanti e ne ha ferito altre centinaia. 

La protesta e’ oggi molto piu’ pacifica e allegra, con concerti per tutta la piazza e dibattiti seguitissimi…una signora di 78 anni l’altro giorno ha inchiodato e rapito un mucchio di spettatori

 

…nei dintorni di Oaxaca siamo stati a Santa Maria El Tule, che oltre che essere un gioiello tutta in stile coloniale, detiene anche il primato di ospitare nel suo territorio l’albero piu’ grande del mondo …un colosso di 2000 anni con un tronco che per essere abbracciato ha bisogno delle braccia di oltre 50 bambini

…da li’ abbiamo preso un colectivos (ossia taxi collettivi che costano pochissimo e che prendono a bordo persone tra loro sconosciute: in uno di questi viaggi eravamo, oltre l’autista, io Otta e una vecchina nel sedile di dietro e le sue due nipoti insieme nel sedile davanti!) per il mercato di Tlacolula, meravigliosa Babilonia di colori sapori cibi e animali

… e da li’ fino a Mitla dove l’architettura coloniale si mischia magicamente alle rovine azteche.

 

Ora siamo da ieri a San Jose del Pacifico, una manciata di case in mezzo a boschi verdissimi. Qui fa freddo e sembra tutto immobile, con le nuvole che ti avvolgono e circondano.

Il popolo vive fondamentalmente di pastorizia e agricoltura, ma principalmente della vendita di funghetti allucinogeni (che non esitano a proporti tranquillamente) e mariuana.

Dunque San Jose e’ un po’ la patria dei fricchettoni e fattoni che incontri tra le strade deserte del paesello e che noi cerchiamo gentilmente e cortesemente di evitare perche’ abbiamo l’impressione che con quelle facce allucinate la conversazione con questi elementi non sia particolarmente facile.

Non sapendo che fosse popolata da questo genere di personaggi (vecchi hippy sessantenni che ridono a quattro ganasce mentre a colazione guardano Mammahopersol’aereo), ora io e il mio degno compare ci spieghiamo gli sguardi strani quando dicevamo di voler venire a San Jose e il silenzio di tomba quando abbiamo salutato i nostri compagni di autobus..ehhehehe

…comunque e’ davvero un posto incantato dove si respira un’atmosfera quasi da fiaba…dal bosco senti le risate dei bimbi venire dalla scuola, i signori che lavorano in campagna col cappello messicanissimo in testa, il macellaio sulla terrazza della sua casa-macelleria che fa asciugare le interiora e le pelli del bestiame e la signora che ti segue per venderti i tamales, ossia deliziosi involtini di pasta di mais con dentro pollo alla cacciatora messi dentro la foglia di banano e cotti al vapore

….noi dormiamo in una stupenda cabana come quella del nonno di Heidi, che e’ stata costruita dal marito della signora che ci ha accolto, e che ieri e’ stata la nostra tana per le due ore di pioggia che sono cadute ininterrottamente

…bueno…ora vado a comer (cioe’ ad alimentare di nuove migliaia di calorie la mia panzetta) e domani si parte per il mare

…a presto miei prodi…vi mando un bacio enormissimo e vi penso sempre…vi saluta tanto anche otta che smanetta sull’altro pc

…a presto…be

postato da bennie | 02:33 | commenti
 

27 giugno 2007

Ciao amori miei!!!!! Finalmente trovo un momento per scrivervi!! Sono a
 Citta' del Messico...qui e' tutto incredibilmente grande ed
incredibilmente emozionante...ovunque si respira aria di cultura e revolucion...e' pieno
di mostre e localini alternativi, di mercatini incasinati che espongono
frutta di ogni tipo, colore e sapore....gente che cucina in strada mentre ascolta
i mariachi e tu che senti tutto questo mischiarsi di odori che vanno dalla
 cotenna di maiale cotta nello strutto alle patatine fritte che condiscono
 con sale e limone e salsa piccantissima alle ciambelle alla cannella o che
 traboccano e trasbordano di creme dai colori piu' improbabili (dicono che
 quello che si mangia a Citta del Messico ogni giorno basterebbe per
sfamare tutto il Centro America per sei mesi)...in ogni caso ho anche mangiato
delle cose buonissime solo che e' meglio poi trovare un momento di deserto in
casa per fare pupu' (visto come sono educata?) per evitare morti...vabbe a
parte gli aggiornamenti sulle mie cagate qui procede tutto benissimo..Connie
 l'amica di Otta che ci ospita e il suo compagno Pablo sono estremamente
 gentili e ci hanno fatto sentire subito a casa...la casa sta al centro
della citta cosi che ci muoviamo a piedi senza problemi o in metro che, a
 differenza di quanto pensavo, con un po di prudenza (ma quanta ce ne vuole
a Roma mas o meno) e' tranquilla e pulitissima...il tempo e' abbastanza
caldo con piogge improvvise (ieri chicchi di grandine) verso le sei del
pomeriggio ma che dopo un'oretta sono gia' passate...lo spagnolo lo capisco piu' o
meno (seno rido quando ridono gli altri...ehheheheh!!!) e inizio a mettere su
due frasi in croce...finora ho visto un sacco di cose meravigliose..il palazzo
 delle Belle Arti dove c'era l'omaggio a Frida Kahlo con le sue opere che
 appena le ho viste quasi piangevo (senza quasi ovviamente), il Museo
d'Arte Moderna, il Museo di Antropologia che e' il piu grande del mondo
 (Giampaolino tu saresti impazzito!!!!), il parco Zoologico, il Zocalo
(anche questa la piazza piu grande del mondo), mercatini belli da impazzire la
 Catedral che e' meravigliosa e piena di leggende e storie affascinanti che
 presto vi raccontero e una miriade di mostre, installazioni e cose varie
dei miliardi di centir culturali alternativi (quelli che ci gustano
 tanto!!!)...staremo nella pancia di questo mostro meraviglioso per un
altro po di giorni poi ci spostiamo verso il Sud...in ogni caso vi scrivero
 prestissimo...saluti anche da otta..vi abbraccio tutti (a rod un bacio con
 la lingua ma solo a lui)...a prestissimo..vi voglio tanto bene
 
 Benedetta
 
postato da bennie | 02:30 | commenti


22/06/2007
 

l'aereoporto di madrid e' una carcassa di legno esaltante...e' un ponte tra ora e un aereo che volera' fino in messico...messico e nuvole, proprio quella roba li'...la facciatristedell'america...a presto miei amati soci..con questa tastieraccia scrivere e' un delirio...besos dal profondo del corazon

 

postato da bennie | 22:59 | commenti


23/03/2007
 

Il cuore è un elemento essenziale di ogni terapia. La gente viene in terapia lamentandosi di varie cose: depressione, ansia, senso di inadeguatezza, senso di fallimento...Ma dietro a ciascuno di questi problemi c'è la mancanza di gioia e di soddisfazione nel vivere. Oggi è di moda parlare di autorealizzazione e di potenziale umano: potenziale di fare cosa? Chi vuole vivere in modo più pieno e più ricco, può farlo solo se apre il proprio cuore alla vita e all'amore. Senza amore - per se stessi, per il prossimo, per la natura e per l'universo, l'individuo è freddo, staccato e inumano. Dal nostro cuore fluisce il calore che ci unisce al mondo in cui viviamo. Questo calore è l'amore. L'obiettivo di ogni terapia è di aiutare una persona ad accrescere la propria capacità di dare e ricevere amore - di espandere il suo cuore e non solo la sua mente.                                              

                                       Alexander Lowen "Bioenergetica"

 

Per me l’unica gente possibile sono i pazzi,

quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare,

per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo,

quelli che non sbadigliano o dicono un luogo comune

ma bruciano, bruciano, bruciano

come favolosi fuochi artificiali color giallo che

esplodono come ragni attraverso le stelle e nel

mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale

e tutti fanno "Ooohh!"

   Jack Kerouac (grazie a Lorenza)

postato da bennie | 13:35 | commenti (2)


22/01/2007
 

E' da un pò che penso alle madri. Alla mia, certo, ma a tutte in genere. A questo grande universo che è l'essere madre. Poi mi capita tra le mani un libro con la copertina che ha su una foto anni cinquanta. Una madre e due bimbi che sorridono un pò nascosti da un ombrellone da spiaggia e dietro il mare. E' Concita De Gregorio e si chiama "Una madre lo sa". Parla dei tanti modi di essere madre, di "tutte le ombre dell'amore perfetto". Che quell'amore lì, quello delle mamme, di ombre ne ha tante ma fa una luce calda sempre e comunque, capace di farti sentire al sicuro anche nel bel mezzo di un tornado o di un terremoto che la fa tremare proprio tutta la terra sotto ai tuoi piedi. Questo libro parla di tante mamme e di tutto quello che i manuali non raccontano mai.  Parla della campionessa di scherma, che allatta durante gli allenamenti e poi sale sulla pedana e vince per lei e per quella vita che ora si porta in giro per il mondo, parla della mamma che fa un figlio senza che esista un papà, dell'ostetrica che ha fatto nascere più di diecimila bambini e non ne ha fatto nemmeno uno,di come le madri dentro un labirinto se tengono un figlio in braccio trovino l'uscita più velocemente, di come dopo il parto sia la madre della madre, lei sola, a chiedere sempre e prima di ogni altra cosa come sta sua figlia e solo poi come sta il neonato, di Molly una bambina come tutte solo un pò diversa, del chirurgo infantile che per le mamme che gli affidano i loro piccoli diventa l'uomo più desiderabile della terra, di Pippi Calzelunghe la bambina senza mamma, delle ninne nanne, di quelle mamme disperate di cui tutti parlano ma le cui parole nessuno ascolta, delle fiabe per far addormentare,  di come partorire a volte possa somigliare un pò a morire, delle madri di Plaza de Mayo, di Charlotte Gainsbourg e di Volver.
Parla di tutte le cose che una madre sa, sempre.

"Perchè le donne sono come i film di Almòdovar: sanno tenere insieme l'orrore e la felicità,il candore e la perversione, sanno parlare con i morti, sanno farsi carico dei delitti altrui e compierne intanto di propri, sanno crescere i figli nati dalla violenza, sanno portare il peso di un errore, sanno dare un posto a quello che altrimenti posto non avrebbe e sanno trovarci dentro la bellezza, sempre. Anche dove non penseresti di trovarla mai...Ecco: in queste donne di Spagna così intrepide, divertenti, folli, sagge, capaci di appiccare un incendio e di tornare a casa coi sacchi della spesa a cucinare per tutti c'è un meraviglioso segreto. Il segreto delle madri, anche quelle che non sanno o non vogliono esserlo: la capacità misteriosa di diventare un posto che accoglie tutto quello che succede nel cammino, tutto quello che viene e che c'è. La capacità di tenere insieme quello che insieme non sta. Di ricordare daccapo, ogni volta, da dove passa la vita e perchè".

    Concita De Gregorio "Una madre lo sa"

postato da bennie | 02:07 | commenti (5)


23/12/2006
 

Otto giorni appena.

Otto giorni appena e quest’anno volerà via, strappato e dimenticato in qualche angolo della memoria come l’ultima pagina del calendario che per 365 giorni era rimasto tenacemente appeso alla parete della cucina.

È stato un grande anno questo qui.

Uno di quegli anni in cui ci si perde e ci si ritrova, senza nemmeno capire che era da un po’ che si stava a girare per rincontrarsi.

Così quando davanti allo specchio ci sei tu, ancora una volta tu ma tanto diversa dalla tu che eri, viene su un’espressione sorpresa e sbilenca e forse pure un po’ felice.

È stato un anno di scelte, a volte impulsive, folli e mal dichiarate. Di quelle scelte che poi si pagano pure un po’ pesante, ma appena le rate finiscono si tira su un sospiro di sollievo e si corre avanti. Come dire, dal letame nascono i fior.

È stato un anno in cui dire "io" non fa più tanta paura e in cui è diventato chiaro come il mare di qui che "noi" vuol dire uno più uno e che uno più uno non fa due ma tre. E questo "tre" me lo bevo e me lo respiro, giorno dopo giorno, imparando nuove distanze e costruendo nuovi equilibri, gioendo piano di lui e di ciò che oggi è.

È stato un anno in cui imparo la danza dell’incontro con mio padre e di lui mi si aprono mondi inaspettati. In cui respiro senza più nemmeno un fischio, mai.

In cui il pensiero di mia nonna lassù non fa più male, ma è come una tazza di latte caldo e miele quando si ha la gola tutta rossa.

In cui gli occhi di mia madre diventano belli a poco a poco.

In cui i miei soci tornano a capovolgere e rimettere in piedi le mie giornate, a renderle piene e fertili come la terra a fianco al Nilo.

In cui Emilia cresce ogni giorno di più, chiama "zia beba" la sottoscritta e sa addirittura dire mamma, nonna, nonno, dado, dada e cacca. Sa che il gatto fa "mià" e il cane "bà" e la mucca "mu" e la rana "cla cla". Cammina con un equilibrio un po’ instabile e porta a spasso la meraviglia del suo anno e mezzo, riempiendo ogni luogo che attraversa.

È stato un anno in cui so che il lavoro che ho scelto è il mio e lo è davvero. In cui incontro persone e le guardo negli occhi e parlo e imparo. Cosa è il dolore e cosa è vivere, cosa è la gioia e cosa è pian piano rinascere.

Otto giorni e via.

Poi terrò stretto stretto, con un filo rosso, passato e futuro nel presente.

postato da bennie | 15:19 | commenti (5)


13/11/2006
 

Intervista a Tom Waits

"Come scorre la sua vita in mezzo a tutto questo silenzio?"

"Diversa ogni giorno. È come stare sulla torre di controllo di un
aeroporto: momenti di noia mortale, momenti di terrore assoluto.
A volte la barca è piena di pesci, a volte sei in cerca della tua fede nuziale in fondo all'oceano, a volte il vento soffia così forte che quasi ti strappa la pelle dal viso, a volte sorseggi un limonata sul bordo della piscina. Qualche volte si fa festa, altre volte c'è carestia: in mezzo il nulla. A volte nel diluvio piovono cani e gatti, altre volte anche tori, mucche e topi. E qualche volta la vita galleggia su un petalo di giglio".

Così, dopo tutto questo silenzio, riapro le danze di questo blog tanto amato quanto maltrattato.

Felice di ritrovarvi.

E di ritrovarmi.

 

postato da bennie | 01:25 | commenti


26/04/2006
 

Ci sono cieli carichi di un blu profondo che sa di infinito. Il maestrale soffia inesorabile e rende quest’isola di pietra chiara e umida. E’ così che scorrono i giorni, veloci sulla nostra pelle. Roba da perderci il fiato, ascoltando mina cantare su quelle strade bagnate di sole e vento. E’ così che ritorno ad essere innocente, piango per i film sentimentali e rido perché mi fai il solletico. Mi capita spesso di pensare a mio padre e a poco a poco scopro pezzetti della sua fragilità che non possono farmi che bene. La lotta di un ragazzo contro un albero di fico, i sorrisi per un padre che il giorno del compleanno di suo padre poteva non lavorare. Stare in un’isola può uccidere e far rinascere, insieme. Stare in un’isola può far scoprire debolezze nascoste, farle venir fuori, tra prati pieni di papaveri rossi e lagune illuminate dal rosa dei fenicotteri. Così scrivo, ricordando infinite ore a rincorrere pensieri piccolissimi. Vorrei essere forte e sicura. Vorrei non aver paura di niente. Invece me li tengo in tasca tutti i pensieri che non mi rendono perfetta. Ho pensato di doverlo essere sempre, per meritare l’amore di qualcuno. Invece anche io a volte sono in ritardo e parlo con la bocca piena. Anche io mi ubriaco e senza ritegno tiro tutto quello che ho sottomano quando sono arrabbiata. Anche io piango e dico le parolacce. Ho scoperto cosa è la rivoluzione quando ho capito che non potevo essere perfetta. Ho capito cosa voglio quando ho pensato di voler essere completa. Me, tutta intera. Qui, in questo mondo, per essere me e nient’altro. Buona e cattiva, falsa e sincera, malata e sana, intelligente e scema. Senza essere qui per rispondere alle aspettative di nessun altro. Se mi dici che se non sono così morirai, preferisco che tu muoia. Oggi, a pochi giorni dai miei ventisette anni, so di essere così e, qui e ora, di non poter essere niente altro.

postato da bennie | 16:57 | commenti (3)


29/08/2005
 
Ci sono sigarette  che vorresti durassero per sempre.
Come questa, che butti giù il fumo insieme a tutte le parole che  non sai dire.
Tutte lì, conficcate in gola a reclamare voce e suoni.
E invece niente. Non sai nemmeno che forma abbiano.
Sai solo che prendono un sacco di spazio e a te ne resta poco.
Vorresti traslocassero. Velocemente e fuori da te, senza lasciare tracce. 
E ne arrivassero altre, celeste chiaro come cieli limpidi di maggio.
A raccontare serenità inaspettate e alchimie nate così per caso.
Parole nuove e diverse.
Come bambini, imparare di nuovo a comunicare.
Senza rischi né pericoli.
Solo qualche errore e mamme buone che ti correggono con sguardi di felicità commossa.
Imparare “altalena” e “ridere”.
Dirlo in mille modi diversi.
“Alena” e “iere”.
“Aena” e “iee”.
“Ena” e “riee”.
Tentare sempre, senza farsi male mai.
 
postato da bennie | 17:17 | commenti (5)